6 luglio 2016

 

La Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza del 3 marzo 2016 nella causa C-26/15 3, ha respinto il ricorso promosso dalla Spagna avverso la pronuncia emessa nel 2014 dal Tribunale UE, a sua volta contrario alla richiesta del Paese iberico di annullare la disposizione comunitaria sul commercio degli agrumi, in quanto discriminatoria rispetto agli produttori ortofrutticoli, non proporzionata alla tutela dei consumatori e più restrittiva della disposizione, peraltro non vincolante, adottata a livello di Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite «CEE-ONU», per cui « l’indicazione dell’utilizzo di conservanti o di altre sostanze chimiche è necessaria solo se richiesta dalla legislazione del paese importatore».

Sulle etichette degli agrumi dunque saranno riportati i conservanti e altre sostanze chimiche eventualmente usate nei trattamenti post-raccolta, anche per quelli esportati.  La Spagna, grande produttrice di arance, limoni, mandarini, si è vista respingere un appello alla Corte Ue contestando una precedente sentenza del Tribunale europeo che imponeva l’obbligo d’informazione per i trattamento post raccolta sugli imballaggi dei prodotti venduti sul mercato mondiale.

I giudici della Corte Ue hanno “respinto in toto il ricorso della Spagna” non potendo ammettere una distinzione tra la protezione dei consumatori all’interno e all’esterno dell’Unione. Per Madrid invece, l’obbligo imposto è lesivo dei principi di parità di trattamento tra produttori in quanto, secondo le norme Cee-Onu (la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni) l’uso di conservanti o di altre sostanze chimiche «è necessaria solo se richiesta dalla legislazione del paese importatore».

Per la Corte Ue invece nulla impedisce all’Europa di applicare una norma che tenga conto «dell’interesse dei consumatori a ricevere informazioni mirate e trasparenti». I giudici Ue contestano poi l’eventuale svantaggio concorrenziale tra produttori di ortofrutticoli in quanto «i limiti massimi dei conservanti post raccolta sono fissati a un livello 50 volte maggiore per gli agrumi che per altri frutti».