15 marzo 2015

labor law

Una progressiva estensione del concetto di luogo abituale di lavoro nella giurisprudenza e nella evoluzione legislativa della Unione Europea ha portato alla conseguente possibilità di instaurare una causa di lavoro intrapresa contro un soggetto extra UE innanzi ad organi giurisdizionali comunitari.

La conseguenza ed il vantaggio è ovviamente accedere a tutte quelle maggiori tutele che specie in alcuni paesi, quali ad esempio l’Italia, sono più estese e tutelanti per il lavoratore.

La giurisprudenza della Corte di Giustizia europea è arrivata su questa via a consentire addirittura l’inizio di una causa nei confronti di un Consolato straniero extra Ue ( Caso MAHAMADIA-Repubblica Algerina), laddove si è ritenuto che la rappresentanza diplomatica fosse da qualificare come una succursale, ossia ” come un centro operativo che si manifesti in modo duraturo verso l’esterno come una estensione di una casa madre; tale centro deve essere provvisto di direzione e attrezzato in modo da poter trattare affari con terzi, di guisa che questi sono dispensati di rivolgersi direttamente alla casa madre (vedi sentenza 18 marzo 1981, Blanckaert & Willems)”.

L’interpretazione estensiva ha infine avuto un riconoscimento regolamentare all’ art. 21 del Regolamento CE n.1215 del 2012 che ampliando la previsione dell’ art 18 del Regolamento 44 del 2001 (“qualora un lavoratore concluda un contratto di lavoro con un datore di lavoro che non sia domiciliato in uno Stato membro, ma possieda una succursale, un’agenzia o qualsiasi altra sede di attività in uno stato membro, il datore di lavoro è considerato, per le controversie di lavoro relative al loro esercizio, come avente domicilio nel territorio di quest’ultimo stato”) ha espressamente previsto all’art. 21 . 2 che il datore di lavoro non domiciliato in uno Stato membro può essere convenuto davanti a una autorità giurisdizionale di uno Stato membro ai sensi del paragrafo 1, lett. B del medesimo art. 21 ossia

1) davanti all’autorità giurisdizionale del luogo in cui o da cui il lavoratore svolge abitualmente la propria attività o a quello dell’ultimo luogo in cui o da cui la svolgeva abitualmente o

2) Qualora un lavoratore non svolga, o non abbia svolto abitualmente la propria attività in un solo paese, davanti all’autorità giurisdizionale del luogo in cui è o era situata la sede dell’attività presso la quale è stato assunto.

In conclusione il lavoratore italiano potrà intraprendere la causa di lavoro in Italia qualora abbia ivi svolto abitualmente la propria attività, o se abbia svolto attività in diversi paesi davati al Giudice del luogo ove era situata la sede dell’attività.

In concreto, in presenza di questi requisiti, può agire in Italia contro un datore di lavoro straniero sia comunitario che extra-comunitario.

Avv. Carlo Bottino

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